STORIA DI ANNA
Pausa per il panino del mezzogiorno; corridoio della Mangiagalli, lunghissimo, con ad una estremità la segreteria per l’attuazione della legge 194 e, all’altra, il Centro di Aiuto alla Vita.
Entra una signora che, molto intimidita, depone sul nostro tavolo un plico di documenti e di referti.
“Buongiorno” dice Giovanna, “posso aiutarla?”
La signora alza gli occhi umidi e, con un filo di voce, chiede di potersi prenotare per abortire.
Giovanna, anche più timida di lei, con altrettanto filo di voce, ribatte:
“Forse lei cerca la segreteria della 194 ma noi siamo il Centro di Aiuto alla Vita.”
A queste parole, la signora, molto imbarazzata, raccatta velocemente tutti le sue carte, saluta a mezza voce, e si incammina verso l’altro capo del corridoio.
La riservatezza di Giovanna, ha come uno scossone; abbandona il suo panino e rincorre la signora dicendo che se avesse voluto fermarsi nel nostro ufficio e parlare un po’, lei l’avrebbe ascoltata volentieri.
Comincia, così, un racconto che ha del surreale.
Anna risulta regolarmente sposata e vive in un monolocale, il marito lavora come impiegato e ha un figlio di quattro anni.
Non volendo che Marco rimanesse figlio unico, hanno acquistato una casa un po’ più grande, due camere più cucina, accendendo un mutuo che possono pagare solo perché Anna ha trovato un piccolo lavoro.
Infatti si reca ogni mattina ad aiutare un fruttivendolo che ha un banco ai vari mercati.
E’, però, rimasta incinta troppo presto; per pagare le rate del mutuo il suo lavoro è indispensabile, ma incinta …
Giovanna ascolta e il desiderio di aiutare Anna, si fa di mano in mano più grande.
Sembra assurdo che siano stati fatti tutti questi cambiamenti nella loro vita per poter far nascere un fratellino per Marco e poi, quando questo piccolo si affaccia, gli venga tolta la possibilità di nascere.
Momento di silenzio e poi la proposta di Giovanna:
“Se noi potessimo pagare per voi la rata del mutuo fino all’anno di vita di questo secondo bimbo?”
Anna alza gli occhi per incontrare quelli di Giovanna e un sorriso le appare sulle labbra.
“Davvero potreste fare questa cosa?”
“Credo proprio di sì, visto che siamo il Centro di Aiuto alla Vita.
Incredula ma rassicurata, dice che dovrà parlarne con suo marito e sembra felice.
Quel bambino è nato e si chiama Andrea.
Il giorno in cui Anna ha partorito, il marito è arrivato al nostro Centro con due bottiglie di spumante per brindare alla Vita e per dimostrarci la sua riconoscenza.
Paola Bonzi
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