14 gen 2014

Giovanni Maria Vian: "Politica papale"



Lo sguardo ampio e il cuore largo che devono caratterizzare il servizio dei cardinali della Chiesa di Roma e che Papa Francesco raccomanda esplicitamente in una lettera scritta di suo pugno sono gli stessi che percorrono il tradizionale discorso al corpo diplomatico, cioè al mondo intero. Un discorso che richiama alla mente una perfetta espressione del lungo appunto che Paolo VI stese a Castel Gandolfo il 5 agosto 1963, poche settimane dopo l’elezione, quasi un programma spirituale del pontificato appena iniziato: «Iniziativa sempre vigilante al bene altrui: politica papale».
E la politica papale nasce, ha voluto sottolineare Francesco, dal suo «cuore di pastore» e dall’attenzione «alle gioie e ai dolori dell’umanità», parole che riecheggiano l’inizio di uno dei più celebri documenti del concilio, la Gaudium et spes. Subito questa attenzione è andata alla famiglia, che deve assomigliare a quella di Gesù appena nato: una comunità aperta a tutti dove si possa imparare la fraternità.
Il vescovo di Roma non si nasconde certo le difficoltà che la famiglia deve oggi affrontare, dall’indebolimento del senso di appartenenza a condizioni troppe volte precarie, e chiede per questo politiche che la sostengano e la consolidino. E ancora una volta il Papa ha appuntato l’attenzione sulla debolezza di due fasce della società — gli anziani e i giovani — di fatto emarginate da una cultura dell’effimero che finisce per esaurirsi in un consumo avido e miope che mette a rischio il futuro stesso di molte società.
È questa chiusura che va combattuta a favore di una cultura dell’incontro. Così in Siria, dove quotidianamente la guerra semina distruzione, atrocità e morte. La giornata di digiuno e di preghiera indetta dal Papa in settembre è stata importante e ha suscitato consensi inattesi, ma su questa strada è ora urgente una «volontà politica comune» per porre fine al conflitto, mentre si avvicina la conferenza di Ginevra. E mentre i diplomatici ascoltavano il discorso papale, proprio sulla tragica situazione siriana alla Pontificia accademia delle scienze si teneva un seminario a porte chiuse.
Nel panorama internazionale, alle preoccupazioni per le tensioni e le violenze in Libano, Iraq ed Egitto, in Africa e in Asia, fanno tuttavia riscontro positivo gli sforzi per assistere milioni di profughi in fuga dalla Siria, nello stesso Libano e in Giordania e i progressi sulla questione nucleare iraniana. È questa la strada maestra che la Santa Sede non si stanca di indicare, attiva da oltre un secolo sulle frontiere della pace. Per questo si adoperò Benedetto XV contro l’«inutile strage» provocata dal tremendo conflitto mondiale, al cui centenario si è così riferito Papa Francesco.
Con fiducia, ostinatamente, il Pontefice segnala ogni spiraglio positivo, ma non nasconde la denuncia di ricorrenti e persistenti tragedie che continuano a mietere innumerevoli vittime, soprattutto tra i bambini. A causa della fame, dell’aborto, della guerra, della tratta di esseri umani, «delitto contro l’umanità». La pace — ripeteva Paolo VI ricordato oggi dal suo successore — non è infatti solo assenza di guerra e «si costruisce giorno per giorno». Ma per questo è necessario il contributo di tutti, senza distinzioni.

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Il saluto del decano Jean-Claude Michel. Eco dei messaggi del Papa

Davanti alle tragedie della fame, dell’esclusione, dell’immigrazione, della schiavitù moderna e della tratta degli esseri umani, delle persecuzioni religiose, in particolare contro i cristiani, «noi abbiamo condiviso la vostra indignazione». Lo ha assicurato a Papa Francesco il decano del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Jean-Claude Michel, ambasciatore del Principato di Monaco, durante l’udienza di lunedì mattina, 13 gennaio. «Le prese di posizione molto forti di sua Santità — ha aggiunto — fanno di lei, oso dire, il “leader” della lotta contro questi drammi che, testimoniano, purtroppo, l’indegnità, l’intolleranza e la crudeltà di cui può essere capace l’umanità». In queste dolorose circostanze, ha affermato, noi facciamo «eco» ai «suoi messaggi, in tutta la loro intensità, presso i nostri Governi».
Un accenno il decano ha poi riservato alle situazioni di conflitto che persistono in varie parti del mondo e al ricorso alla «forza cieca e cruenta, spesso in nome stesso della religione», che continua a sconvolgere «la vita di una grande parte dell’umanità». A questo proposito l’ambasciatore ha voluto rinnovare la riconoscenza al Pontefice per il suo impegno personale, soprattutto in riferimento all’esortazione apostolica Evangelii gaudium, definita un documento di «alto valore teologico» e di «grande profondità» di contenuti. «Tengo a dire in questa occasione quanto siamo stati sensibili alla vostra esortazione apostolica» ha detto mettendo l’accento in particolare sull’importanza del dialogo tra le religioni.
Ricordando poi le catastrofi naturali che hanno colpito lo scorso anno le Filippine, gli Stati Uniti d’America e alcune regioni italiane, il decano ha affermato che se sentiamo «la nostra impotenza davanti le furie della natura» siamo «maggiormente sconvolti dall’indifferenza di un certo mondo davanti ai drammi generati dall’ineguaglianze sociali, dall’ingiustizia di cui sono vittime i più deboli, dall’egoismo dei ricchi». A questo proposito, ha detto il diplomatico, «abbiamo ascoltato con un’attenzione estrema i suoi appelli in favore della pace, perché cessi la violenza ovunque nel mondo e, in particolare, nel vicino Oriente, dove milioni di essere umani senza difesa, sfollati o rifugiati sono assistiti con grandi difficoltà dai Paesi della regione, che è nostro dovere aiutare ad affrontare una situazione di una eccezionale gravità».
L’ambasciatore ha inoltre assicurato che l’impegno del Papa per un mondo migliore, per il rispetto della dignità umana e per la libertà di religione «troverà sempre un interlocutore attento nella ricca diversità della nostra comunità diplomatica». Il decano ha infine reso omaggio all’attività diplomatica della Santa Sede e ha ricordato che l’anno prossimo si celebrerà il cinquantesimo anniversario dell’apertura della sua missione diplomatica presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
L'Osservatore Romano

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