21 mar 2014

LA CROCE DI GERUSALEMME E LA SUA GENESI

di Cavallo Roberto
Fonte: recensioni-storia.it
"Croce di Gerusalemme"

Lychnis Calcedonia o "Croce di Gerusalemme"

Nella rinnovata galleria della biblioteca provinciale in piazzetta Carducci a Lecce, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra storica organizzata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, domenica 20 giugno si è tenuta un’interessante conferenza sul tema “La croce di Gerusalemme e la sua genesi”.

Dopo il saluto dell’arcivescovo di Lecce S.E. Mons. Domenico Dambrosio – che ha definito la mostra uno spaccato di storia che testimonia amore per la Terra Santa e una meravigliosa vetrina che aiuterà a rivedere i giudizi formulati sull’Ordine del Santo Sepolcro -, in qualità di relatore è intervenuto lo storico nonché ambasciatore dello Stato di Israele presso la Santa Sede dott. Mordechay Lewy.

Il dott. Lewy ha fin da principio chiarito le ragioni del suo interesse per l’argomento. Pur essendo ebreo e di religione ebraica, ha nel tempo coltivato gli studi per la storia patria della sua città: Gerusalemme.

Dopo aver illustrato le varie ipotesi storiografiche, il relatore ha ricordato come nella tradizione iconografica cristiana la ripetizione di elementi decorativi su di un piano sia simbolo dell’infinito e viene chiamato “seminato”. Gli elementi che solitamente compongono il seminato sono gigli o croci.

La croce di Gerusalemme (illustrata nella fotografia) è dunque un esempio di seminato e, nel pensiero dei cristiani medievali, rinviava direttamente al concetto di infinito e, dunque, di Dio.

In base alla ricostruzione proposta dal Dott. Lewy le origini della croce di Gerusalemme, oltre che al concetto di infinito, vanno individuate nelle cinque piaghe di Gesù. Le cinque croci presenti (le quattro piccole nei quadranti e quella grande al centro) sono simbolo delle 5 piaghe di Cristo, cagionate dai fori alle mani e ai piedi, nonché dallo squarcio della lama al costato. Un parallelismo che ritroviamo nella liturgia, con i 5 attributi dell’Ostia: pura, santa, immacolata, corpo, sangue…

San Tommaso d’Aquino, nella sua Summa teologica, parla della devozione alle 5 piaghe di Cristo.

Nel medioevo tale simbologia (5 piaghe/5 croci) trova poi una sua traduzione araldica.

Dunque lo stemma cristiano di Gerusalemme rappresenta le 5 ferite di Cristo. Il relatore ha ricordato che nello stemmario di Zurigo, agli inizi del XIV secolo, viene espresso per la prima volta tale parallelo fra le croci e le piaghe di Nostro Signore.

Nella cappella degli Scrovegni affrescata a Padova da Giotto (1300-1305) troviamo la croce di Gerusalemme come simbolo della “Militia Christi” celeste.

Nell’isola di Cipro, che per secoli fu l’isola rifugio dei crociati, vi sono numerosissime tracce di croci di Gerusalemme. Dopo la perdita della Terrasanta per mano dei musulmani, il titolo fittizio di Re di Gerusalemme si tramandò attraverso le più illustri famiglie regnanti d’Europa, che sempre vollero includere la croce di Gerusalemme nel proprio emblema.

Fu così che essa campeggiò nei vessilli dei Lusignano, degli Angioini, degli Aragonesi, dei Valois, degli Asburgo, dei Borbone…

La croce di Gerusalemme era ben visibile, ancora nel 1931, nel vessillo dei re di Spagna, prima che anche la monarchia iberica venisse spazzata via dalla Rivoluzione e dalla repubblica.

E oggi? Oggi la croce di Gerusalemme campeggia nella bandiera nazionale di un piccolo Stato dalle antiche e fiere origini cristiane: la Georgia.

E’ il simbolo della Custodia francescana di Terrasanta, del Patriarcato latino di Gerusalemme e dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro

E’ il nome di un bellissimo fiore (nella foto) della Palestina…








19 mar 2014

Matteo Renzi gioca duro in Difesa


di Gianandrea Gaiani
Matteo Renzi gioco duro in Difesa. Il Presidente del Consiglio ha infatti dato pieno appoggio alle affermazioni di Roberta Pinotti, il ministro della Difesa che aveva detto esplicitamente che i tagli alla spesa militare potranno essere ottenuti anche con la riduzione del programma F35.
“Il ministro Pinotti ha ragione a dire che risparmieremo molti soldi dalla Difesa: tre miliardi di euro, non tutti dagli F35, ma dal recupero delle caserme e dalla riorganizzazione delle strutture militari” ha detto i premier al Tg5. Renzi in passato aveva definito “soldi buttati” l’acquisto del velivolo statunitense proponendone il dimezzamento da 90 a 45 esemplari, ipotesi ribadita anche nel febbraio scorso da un documento dei deputati del PD alla Commissione Difesa della Camera che chiedevano inoltre il completamento del programma del jet europeo Eurofighter Typhoon tagliato di 25 esemplari (da 121 a 96) in favore dell’aereo americano.
Il taglio al programma più costoso della storia (per l’Italia 14,3 miliardi di euro) dovrebbe rappresentare la principale risorsa alla quale attingere per risparmiare 3 miliardi in tre anni soprattutto perché la vendita delle 385 caserme e basi messe sul mercato non è detto che abbia successo o che garantisca le entrate auspicate. Anche le riduzioni del personale militare (30mila unità) e di quello civile della Difesa (10mila) entro il 2024 non consente per ora grandi risparmi considerando che in pensionamenti sono lenti e il calo degli organici si ottiene soprattutto con la forte riduzione dei nuovi arruolamenti. Un escamotage che sta facendo invecchiare drammaticamente le forze armate che presto avranno reggimenti di fanteria composti in media da 45enni difficilmente impiegabili in prima linea.
Riducendo gli F35 si otterrebbe invece di sospendere per alcuni anni l’acquisto dei velivoli di pre-serie, i più costosi perché il jet americano non è stato ancora completato, ha moltissimi problemi tecnici irrisolti e per questo non è possibile conoscerne oggi il costo reale. Per l’acquisto di questi velivoli sono previsti stanziamenti di 500/600 milioni di euro annui: basterebbe sospendere ogni acquisizione per i prossimi tre anni per risparmiare circa la metà della cifra che il governo vuole recuperare dalle spese militari.
Il taglio degli F35 ridurrebbe le contropartite industriali promesse da Lockheed Martin all’industria italiana, peraltro già fortemente limitate dal taglio della commessa olandesi da 85 a 37 aerei. Esemplari da assemblati nello stabilimento realizzato a Cameri realizzato al costo di oltre 800 milioni di euro pagati dal contribuente italiano e che lavorerà comunque in perdita. Il dimezzamento degli F35 soddisferà in ogni caso l’esigenza della Marina che non può fare meno della versione B del velivolo, a decollo corto e atterraggio verticale, unico aereo imbarcabile sulla portaerei Cavour. L’Aeronautica potrebbe comunque disporre di una trentina di velivoli sufficienti a equipaggiare 2 Gruppi e consentire quella piena integrazione con dispositivi aerei statunitensi che costituisce una priorità per l’arma azzurra.
Nonostante i chiari intendimenti del governo il ridimensionamento del programma F35 non può venire dato per scontato. L’aereo americano è un “dogma” non solo per i pacifisti che lo contestano ma anche per il partito trasversale che lo sostiene. Inevitabili le pressioni di Washington che punta a diffondere il suo velivolo presso il maggior numero di forze aeree alleate anche per condividerne i costi. Da non escludere poi un pronunciamento a difesa del programma da parte del Quirinale che ha indetto per oggi il Consiglio Supremo di Difesa e potrebbe censurare i tagli del governo come aveva contestato “l’intrusione” del Parlamento sulle decisioni di acquisto dei sistemi d’arma. Coinvolgimento parlamentare che invece proprio il ministro Pinotti ha voluto enfatizzare sottolineando che anche programmi diversi dall’F35 potranno subire ridimensionamenti e tra questi vi sono probabilmente forniture di elicotteri da diluire nel tempo e il ridimensionamento del programma di digitalizzazione dell’Esercito noto come Forza Nec da 20 miliardi di euro in 25 anni.
Il neo ministro, che da dieci anni si occupa di Difesa tra attività nelle commissioni di Senato e Camera e più recentemente come sottosegretario, ha dichiarato che in pochi mesi dovrà essere elaborato un Libro Bianco che definisca i compiti richiesti allo strumento militare e i mezzi (e i finanziamenti) necessari a far fronte agli impegni. Un documento programmatico che l’Italia non ha mai avuto e che risulta oggi quanto mai necessario a fronte di un bilancio della Difesa sempre più ridotto che rischia di portare alla paralisi le forze armate consentendo magari l’acquisto di mezzi moderni (anche grazie ai fondi ad hoc del Ministero dello Sviluppo economico, quest’anno 2.6 miliardi) ma non gli stanziamenti necessari alla manutenzione e all’addestramento del personale.
”Tutto possiamo permetterci tranne di mantenere forze armate di facciata, per onore di bandiera, da esibire in parate” ha detto la Pinotti esponendo al Senato le linee programmatiche del dicastero.
Fonte: lanuovabq.it

Ma che cavolo di suore sono queste???

Trovare libri di ideologia gender alle Paoline
di Donata Fontana

Metti che un sabato pomeriggio, in cerca di un pensierino per un’amica, si entri nel punto vendita di una nota casa editrice cattolica, in centro città. E metti anche il caso che, curiosando tra gli scaffali, tra le encicliche dei Papi e le poesie di Don Tonino Bello, si trovino anche libri come questi due: “Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere – di N. Muscialini” e “Dei che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico – di B. Gusmano e T. Mangarella”.
E’ successo eccome: due libri per l’educazione alla gender-ideology dei ragazzi della scuola primaria e media, in vendita presso la Libreria “Edizioni San Paolo” di Verona, proposti ai genitori, agli educatori e agli insegnanti palesemente contro l’insegnamento del Magistero della Chiesa. Quando ci si è recati alla cassa per comprarli – al solo pietoso scopo di toglierli immediatamente dalla vista di chiunque altro potesse “cascarci” – è venuto spontaneo chiedere alla religiosa addetta ai pagamenti cosa ci facessero titoli come quelli in una libreria cattolica. La risposta: “Non possiamo leggere tutti i libri che vendiamo. Ci fidiamo della casa editrice!” , ma poi anche la promessa di togliere dagli scaffali altre eventuali copie.
In realtà, di fronte a titoli come questi due, non serve di certo leggere l’intero volume, ma forse neanche sfogliarlo appena, per rendersi conto di quale progetto di indottrinamento facciano parte; sono l’ennesima conferma che la macchina (dis)educativa dell’intellighenzia gay è ben oliata e sforna a spron battuto prodotti, progetti e iniziative per irretire le giovani generazioni. Con lo scopo della non discriminazione, ecco discriminato il diritto dei genitori all’educazione dei propri bambini e adolescenti in tema di primi approcci ai sentimenti e alla sessualità. Con l’obiettivo di educare al rispetto, ecco non rispettata la verità della natura umana e il ruolo educativo primario della famiglia. E che ad aiutare la diffusione di tutto ciò sia – forse anche in buona fede – una libreria cattolica è ancor più abominevole.
Per comprendere l’impostazione partigiana di questi due volumetti basta guardarne la copertina e le note biografiche riportate sugli autori. Beatrice Gusmano – ad esempio - è una sociologa che si occupa di educazione al genere nei contesti scolastici e di “micropolitiche dell’intimità” (dicitura nuova e misteriosa sulla quale non vogliamo nemmeno indagare, per paura di cosa potrebbe saltaner fuori) ma si qualifica soprattutto grande attivista per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQI. Al lettore attento non sarà sfuggito che la vecchia sigla LGBT si è allungata e, infatti, il libricino spiega bene che – oltre alle oramai classiche categorie Lesbiche-Gay- Bisessuali-Transessuali – il movimento del genderismo si è arricchito, per così dire, di nuove sfumature, accogliendo anche gli Intersessuali (coloro che presentano caratteri biologici appartenenti sia al sesso femminile che a quello maschile) e i Queer (indicante tutte le sfaccettature dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale restanti).
Ma i libelli in questione – così agili, colorati e accattivanti, proprio a misura di ragazzo – riservano ben altre sorprese: specifico sul tema è il capitoletto de “Di pari passo” sui “Gusti sentimentali”, neanche si stesse parlando di palline del gelato. Si spiega fin troppo dettagliatamente che una cosa è il sesso biologico, cioè l’essere maschio o femmina, ben altra è il genere, vale a dire il sentirsi maschio o femmina, e una terza ancora è l’orientamento sessuale, cioè il desiderare un maschio o una femmina. Per chiarire tutto ci sono persino schede riassuntive sulla permeante differenza tra etero-omo-bisessuale e quiz, per testare la comprensione dei ragazzi a seguito della lettura di un articolo riportante le dichiarazioni di coming-out di Tiziano Ferro.
Se si passa, invece, a sfogliare “Di che genere sei?” ci si ritrova a ridere, per non piangere. Si tratta di schede pratiche in aiuto al docente per la trattazione di temi legati all’amore, all’attrazione fisica e alla sessualità per combattere gli stereotipi moderni sui differenti orientamenti sessuali. Gli autori non si fanno mancare niente. Da domande faziose come “Chi ci può dire chi si deve amare?” alle citazioni di personaggi famosi come Bach, Einstein e compagnia bella, delle quali due meritano di essere riportate per la spietata furbizia che rivelano nell’essere state selezionate: “Il giusto fondamento di un matrimonio è l’incomprensione reciproca – Oscar Wilde” giusto per banalizzare ancor più la scelta, ormai retrò, di sposarsi, e “Ciò che era vero ieri, oggi non lo è più – Piero Angela” per non correre il rischio di credere che ci siano degli assoluti imprescindibili, ad esempio, riguardo all’amore e alla famiglia. Ma si trovano anche un “Cruciverba LGBT”, per testare la conoscenza delle definizioni di termini come queer, transgender e outing e un gossip-quiz, per riflettere sull’identità sessuale dichiarata da grandi della musica e dello spettacolo come Mick Jagger o Scarlett Johansson.
Entrambi i libri sono, in definitiva, tenaci e metodici nell’intento di imporre come naturale e accettabile qualsiasi teoria sulla sessualità umana, scrupolosissimi nel non tralasciare nulla nella proposta di una ben precisa ideologia agli insegnanti e, per via indiretta, anche ai bambini e agli adolescenti, profetando come la questione del gender sia la chiave per la risoluzione di ogni problema sociale.
Siamo fiduciosi che molti genitori si rifiuterebbero di comprare libri simili; speriamo ci siano tante altre librerie cattoliche che si rifiutino, altresì, di pubblicizzarli.

Fonte:Kairosterzomillennio

19 marzo. Solennità di San Giuseppe


Giuseppe abbracciava il Figlio in quanto neonato,
lo serviva in quanto Dio.
Gioiva di lui in quanto buono 
e aveva soggezione di lui in quanto giusto.
Grande paradosso!
Chi mi ha dato che tu diventassi figlio mio, 
o figlio dell'Altissimo?
Volevo licenziare tua madre.
Non sapevo che nel suo utero c'era un gran tesoro,
che avrebbe arricchito in un istante la mia povertà.
Il re Davide è sorto dalla mia tribù 
e ha cinto il diadema.
A un gran abbassamento sono giunto io: 
invece che re sono carpentiere.
Mi è toccato però un diadema: 
nelle mie braccia sta il Signore dei diademi.
Mosè portava le tavole di pietra 
che il suo Signore aveva scritto.
E Giuseppe scortava solennemente la tavola pura, 
nella quale dimorava il figlio del Creatore.

S. Efrem

18 mar 2014

IL GIORNO DOPO IL REFERENDUM - Minacce ai sacerdoti greco cattolici di Crimea Si prega per la pace

Il vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Odessa-Simferopoli, responsabile per la Crimea, monsignor Jacek Pyl, pur in un momento così difficile, non si sottrae alle domande: "Abbiamo bisogno di aiuto e supporto spirituale, chiediamo preghiera e digiuno in questo periodo di Quaresima perché abbiamo bisogno di un miracolo". E ancora: "Per noi la preghiera del Papa è molto importante"
Maria Chiara Biagioni

Paura e preoccupazione. Sono questi i sentimenti che più serpeggiano tra i cattolici di Crimea il giorno dopo il referendum. Eppure non smettono di affidarsi alla preghiera e di continuare a credere nel miracolo della pace perché “è Dio a governare e guidare la storia”. Come prevedibile, ieri il 95,6% delle preferenze ha detto sì all’annessione alla Russia e il Parlamento oggi ha proclamato la Repubblica di Crimea come Stato sovrano indipendente nel quale la città di Sebastopoli ha uno status particolare e ha chiesto a Mosca di fare entrare la Repubblica di Crimea in qualità di nuovo soggetto della Federazione Russa con lo status di Repubblica.
 
Il miracolo della pace. Il telefono del vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Odessa-Simferopoli, responsabile per la Crimea, monsignor Jacek Pyl, è sempre acceso. Anche oggi, nel giorno in cui si contano i risultati di un referendum che ha decretato la separazione della Crimea dall’Ucraina. In uno stentato francese, racconta da Simferopoli che ieri alla fine della Messa domenicale e di fronte al Santissimo Sacramento, ha affidato la Crimea e tutte le persone e i popoli che la abitano, alla protezione del Cuore immacolato di Maria. In attesa dei risultati “ufficiali” del referendum, la Chiesa cattolica - dice - non farà dichiarazioni politiche perché non è missione della Chiesa fare analisi di questo tipo. Ma chiede l’aiuto e il sostegno spirituale nella preghiera e nel digiuno quaresimale alle Chiese sorelle europee. Avete paura, siete preoccupati? “Mi sento - confida il vescovo, quasi sorpreso della domanda ‘retorica’ - come Gesù nel giardino del Getsemani. Prego e vivo nella speranza”. “Nella situazione in cui ci troviamo - prosegue il vescovo ausiliare - abbiamo bisogno di aiuto e supporto spirituale, chiediamo preghiera e digiuno in questo periodo di Quaresima perché abbiamo bisogno di un miracolo. Ma abbiamo anche fede e la speranza che Dio governa la storia e guida anche questa situazione. Per la nostra fede, noi confidiamo nella Provvidenza di Dio, che tutto ciò che avverrà, sarà sua volontà e non la volontà di governanti e re. È Dio che governa la storia”. Poi il vescovo lancia un appello alla pace: “Cerchiamo innanzitutto la pace interiore, la pace nei cuori e la pace nelle famiglie. Il comandamento dell’amore di Gesù che è l’amore al prossimo, è la sorgente della vera pace e della pace tra le nostre famiglie”.
 
L’incontro di Sua Beatitudine Shevchuk con Papa Francesco. Lo sguardo di mons. Pyl si rivolge poi a Roma dove - ci dice - Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica di Ucraina, ha incontrato in mattinata Papa Francesco e il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Che cosa vi aspettate dal Papa? “Aiuto spirituale. Ieri nella preghiera al Cuore immacolato di Maria, abbiamo rinnovato la nostra fedeltà a Papa Francesco. Siamo con lui. Per noi la preghiera del Papa è molto importante”. Più volte Francesco si è pronunciato, anche durante gli Angelus, per la pace e il dialogo in Ucraina. E quando nelle settimane scorse aveva incontrato l’arcivescovo Shevchuk nell’ambito dei lavori di segreteria per il Sinodo sulla famiglia, gli aveva detto: “Coraggio”.
 
La situazione dei preti greco cattolici di Crimea. La situazione dei sacerdoti greco cattolici in Crimea non è facile. È il dipartimento d’informazione della Chiesa greco cattolica di Ucraina a confermare il rapimento e il rilascio dopo poche ore di un sacerdote, padre Mykola Kvych: era stato prelevato sabato pomeriggio da uomini armati dalla chiesa dell’Assunzione nella città di Sebastopoli in cui era parroco e portato via in macchina verso una destinazione sconosciuta. Poi il suo rilascio. Ma la Chiesa greco cattolica fa sapere che, secondo quanto riferito dal dipartimento per la cura pastorale delle forze armate, nel mese di marzo più di un sacerdote della Chiesa greco cattolica ha ricevuto minacce, a parole e per iscritto, ed è stato invitato a lasciare il territorio di Crimea. Forte preoccupazione per l’escalation della situazione anche in altre regioni e province dell’Ucraina, è stata espressa dal vescovo di Odessa-Simferopoli monsignor Bronislav Biernacki. “La situazione ora è estremamente pericolosa - ha detto - e noi tutti speriamo che le forze politiche occidentali possano fermare Putin”.

Fonte: Sir

Morto il Vescovo sotterraneo di Shanghai


di Bernardo Cervellera
Roma (AsiaNews) – Mons. Giuseppe Fan Zhongliang (v. foto), vescovo sotterraneo di Shanghai, da quasi 20 anni agli arresti domiciliari, è morto ieri all’età di 97 anni. Da almeno 10 anni era profondamente malato. Non si conoscono ancora la data e il luogo dei funerali. E’ molto probabile che il governo, non riconoscendolo come vescovo, obblighi i fedeli a celebrare in basso profilo il funerale  senza alcuna insegna vescovile.
Nato nel 1918, nel 1938 è entrato nella Compagnia di Gesù e divenuto sacerdote nel 1951. Nel 1955, quando Mao Zedong voleva eliminare tutti i vescovi e sacerdoti che non volevano rompere il legame con il papa, egli è stato arrestato insieme al vescovo della città,mons. Ignazio Gong Pinmei. Da allora, egli ha passato circa 30 anni in prigione o nei campi di lavoro forzato.
Nell’85 è stato segretamente ordinato vescovo coadiutore di Shanghai, mentre mons. Gong era ancora in prigione. Alla morte di quest’ultimo, nel 2000, è stato designato da Giovanni Paolo II quale vescovo ordinario di Shanghai. Ma in parallelo, già nell’85, il governo aveva designato mons. Aloysius Jin Luxian vescovo ufficiale della città.
Il governo non ha mai riconosciuto mons. Fan, anche se negli ultimi anni, in modo segreto, i due vescovi, entrambi gesuiti, si sono riconciliati.
Mons. Jin è morto lo scorso anno. Ora la diocesi di Shanghai ha un solo vescovo, mons. Taddeo Ma Daqin, che si trova anch’egli agli arresti domiciliari dal giorno della sua ordinazione.  Mons. Ma, infatti, pur essendo designato dal governo – ma con l’approvazione della Santa Sede – ha rifiutato di farsi ordinare da vescovi illegittimi  e di partecipare all’Associazione patriottica, l’organismo di controllo del Partito comunista sulla Chiesa.
Papa Francesco, confratello gesuita di mons. Fan, non lo ha conosciuto in modo diretto. Un anno fa, alcuni fedeli di Shanghai hanno chiesto ad AsiaNews di poter avere una benedizione del papa per lui, già molto malato e consunto.

Allarme droga in Italia


Roma, 17 mar. (Adnkronos Salute) - Allarme droghe sintetiche in Italia. Cresce tra i ragazzi il consumo delle pasticche: amfetamine, ecstasy, ketamina, Lsd. La lista è lunga. E le cifre preoccupanti: nel 2013 sono circa 66.000 i ragazzi che hanno fatto uso di stimolanti e 60.000 quelli che hanno assunto allucinogeni, che corrispondono rispettivamente al 2,8% e 2,5% degli studenti italiani.
Numeri in crescita rispetto a quanto rilevato negli anni scorsi. Ad esempio, per l’assunzione di stimolanti si è passati dal 2,4% del 2011 al 2,8% dell’ultima rilevazione, mentre per il consumo frequente di allucinogeni (10 o piu’ volte in un mese) il passaggio è stato dallo 0,6% del 2011 allo 0,8% del 2013. E’ quanto emerge dallo studio Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), realizzato dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), che l’Adnkronos Salute è in grado di anticipare.L’indagine ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiorie 516 istituti scolastici di tutta la penisola.
USO DROGHE SINTETICHE, PIU’ INCREMENTI AL NORD - I maggiori incrementi nei consumi si osservano nelle regioni del Nord, che dal 2,3-2,4% del 2011 passano generalmente a valori intorno al 3%. L’assunzione di stimolanti è aumentata anche in Puglia e Lazio, dove dal 2,2% e 2,3% del 2011 si è passati a una soglia di poco inferiore al 3%. I maschi sembrano più ‘attratti’ rispetto alle ragazze (3,7% contro 1,9%), in particolare da amfetamine ed ecstasy. Per quanto riguarda le sostanze allucinogene (Lsd, ketamina e funghi) il 2,5% dei giovani intervistati ammette l’uso nell’ultimo anno, ma tra i diciannovenni la quota arriva al 3,4% e 1,6% nell’ultimo mese.
UNO SPINELLO AL GIORNO PER 75MILA ADOLESCENTI - Lo spinello? Un vizio quotidiano per circa 75mila studenti italiani, sempre più affascinati dalla droga. D’altronde i numeri parlano chiaro: si stima chenel 2013 gli studenti che hanno utilizzato cannabis almeno una volta sono 580.000 e circa 75.000 quelli che l’hanno consumata quasi quotidianamente. Un significativo balzo in avanti, se si considera che nel 2012 – su 2,5 milioni di studenti – erano circa 500mila i ragazzi delle scuole medie superiori che (almeno una volta) avevano fatto uso di cannabis. Anche in questo caso i giovani maschi sono più attratti dalle droghe rispetto alle ragazze (30% contro 19%). Un altro aspetto significativo che balza agli occhi riguarda l’età media del primo contatto con la droga: intorno ai 15 anni.
In raffronto con l’anno precedente, si evidenzia infatti come siano gli studenti del Centro, della Campania, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia ad aver incrementato maggiormente i consumi. Anche se l’incremento dei consumi riguarda soprattutto i maschi, si registra un aumento anche tra le ragazze: in Campania (dal 13,6% del 2012 al 17% del 2013); in Abruzzo (dal 17% al 21%) e soprattutto in Piemonte (dal 17% al 22%). “Il consumo di cannabis tra i giovani – spiega la responsabile della ricerca, Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr – riprende a crescere. Questa tendenza – aggiunge – si conferma anche nei primi risultati preliminari del nostro studio Ipsad sulla popolazione generale (15-74 anni) che rileva un leggero incremento della prevalenza di consumatori occasionali (una o più volte l’anno) di cannabis a fronte di un sensibile aumento dei consumatori frequenti (20 o più volte al mese)”.
16MILA SCHIAVI DELL’EROINA - In Italia, tra i ragazzi delle scuole, si sta diffondendo anche l’uso di sostanze certamente più pericolose. Droghe ‘da adulti’, come l’eroina e la cocaina. Sono circa 36.000 gli studenti italiani che hanno provato eroina e/o altri oppiacei almeno una volta nella vita (l’1,5%) e di poco inferiore è il numero di chi l’ha utilizzata nell’ultimo anno (28.000): cioè l’1,2% degli studenti. Di questi, poco meno di 16.000, quasi l’1%, l’hanno consumata per 10 o più volte nell’ultimo mese. Diventandone, praticamente, schiavi. Dall’indagine emerge chiaramente anche l’aumento del consumo frequente di cocaina (da 0,6% del 2011 a 0,8% dell’ultimo anno). Nel dettaglio, sono circa 65.000 i ragazzi che hanno assunto cocaina almeno una volta nell’ultimo anno (il 2,8%) e 18.500 (cioè lo 0,8% degli studenti italiani) quelli che ne ha fatto un uso intensivo, per 10 o più volte nell’ultimo mese.