15 mar 2014

SUL FILO GIURIDICO ~ La "negoziabilità" dei valori approda ai Lincei


All’Accademia una riflessione del docente emerito di diritto civile Pietro Rescigno, membro del Comitato nazionale di bioetica. Una valutazione giuridica che comunque coinvolge sempre due sistemi e due diversi ordini, quello della Chiesa e quello dello Stato, ciascuno indipendente e sovrano e al tempo stesso chiamati a coesistere e agire per il bene più alto dell’uomo, sia esso credente o meno.

Luigi Crimella

“La centesima pecora. I valori ‘non negoziabili’ e il diritto” è stato il tema della conferenza proposta ieri alla Accademia nazionale dei Lincei dal docente emerito di diritto civile Pietro Rescigno, membro del Comitato nazionale di bioetica. L’ottica del relatore, che ha parlato di fronte a un “pubblico” di accademici e soci dei Lincei molto attento e numeroso, è stata quella giuridica, anche se l’introduzione ha fatto riferimento al Vangelo di Luca, quando parla di un pastore che lascia le 99 pecore per andare a cercare la 100ª che si è “perduta”. Rescigno ha citato anche parabole analoghe, quali quella della donna che perde in casa la dracma e la cerca con impegno, come pure quella notissima del “figlio prodigo”. Un tema giuridico, quindi, che ha sullo sfondo l’ispirazione evangelica (100ª pecora) ma anche - lo ha sottolineato il relatore - “i recenti episodi di dialogo tra il Papa e gli ambienti della cultura e del giornalismo”, che ha riguardato figure che “rimangono legate alla formazione laica che rivendicano, ma che amano pensare, discutere, scrivere e ospitare su importanti giornali la voce del pontefice, non dispiacendosi di essere oggetto di ‘predilezione’, come la centesima pecora, da parte di chi possiede un indubbio magistero e una grande influenza sulla vita della comunità”. “Questo dialogo - ha proseguito - può essere occasione per affrontare una discussione che divide le due culture su temi che chiamiamo ‘non negoziabili’” e che “se affidato a soggetti e nei luoghi dove si dovrebbe compiere sul piano istituzionale potrebbe trovare resistenze e difficoltà”.

I tempi del legislatore e le esigenze degli uomini. Il giurista è quindi entrato nello specifico della dizione “valori non negoziabili”, che era l’ambito principale della riflessione. “Valori - ha detto - è una parola che, soprattutto nel campo dei giuristi, viene contestata, perché gli stessi sono abituati alla norma e ritengono che i ‘valori’ siano qualcosa di difficilmente definibile, sfuggente e non compatibile con criteri di certezza che sono alla base del diritto”. Ha quindi approfondito il concetto affermando che “un discorso sui valori ‘non negoziabili’, che taluno chiama ‘sensibili’ mutuando la terminologia di altra materia, deve non solamente individuare i settori dell’esperienza individuale e collettiva in cui il problema è avvertito, ma prima ancora i soggetti e i luoghi della ‘negoziazione’ in vista di una possibile mediazione o di una constatata impossibilità di trovare regole risolutive dei conflitti”. “Che siano in prima, se non esclusiva istanza i partiti politici e il Parlamento attori e sede del confronto, - ha proseguito - è posizione in teoria coerente con i principi e le strutture della democrazia rappresentativa. Ma essa non risponde ai dati di realtà, soprattutto nel nostro Paese e con riguardo ai temi che il legislatore elude o disciplina in maniera lacunosa o contraddittoria. Di qui la particolare attenzione che occorre riservare ai giudici e alla loro funzione in senso ampio ‘supplente’, con riguardo a interrogativi che toccano la vita e il destino degli uomini dalla nascita alla morte (quali la procreazione medicalmente assistita e il testamento biologico, ha notato)”.

Dalla dottrina cattolica al diritto civile. Una riflessione “laica” e “giuridica” sui “valori non negoziabili” riporta indietro nel tempo, quando la categoria venne assunta nel dibattito e nella cultura cattolica. Tale categoria apparve per la prima volta in forma ufficiale nella “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”, emanata il 24 novembre 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede. A firmarla era stato il cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della stessa congregazione, dopo aver avuto l’approvazione da parte di Papa Giovanni Paolo II. Quindi un testo di altissimo valore dottrinario. In esso si sottolineava che la Chiesa non deve “formulare soluzioni concrete - e meno ancora soluzioni uniche - per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno”, anche se i credenti sono chiamati a “dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili”. Tra i casi sui quali occorreva questa coerenza profonda da parte dei credenti, venivano citate le leggi civili in materia di aborto, eutanasia, tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, la libertà di educazione ai genitori per i propri figli. Si parlava anche di tutela dei minori, liberazione dalle moderne schiavitù (droga, prostituzione, tratta), di libertà religiosa, di economia da orientare al bene comune e non alla prevaricazione dei ricchi sui poveri. Il panorama dei “valori non negoziabili” quindi era, e rimane, molto vasto, anche se, col tempo, le terminologie possono venire aggiornate e anche gli stili di riflessione sui problemi possono cambiare. Lo ha riconosciuto alla fine del suo intervento l’accademico dei Lincei Rescigno, quando ha parlato di una “negoziabilità” o meno che comunque riguarderà sempre due sistemi e due diversi ordini, quello della Chiesa e quello dello Stato, ciascuno nel proprio ordine indipendente e sovrano e al tempo stesso chiamati in qualche modo a coesistere e agire per il bene più alto dell’uomo singolo, sia esso credente o meno.

Fonte: agensir

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